mercoledì 12 dicembre 2012

IL DOMINATORE E L'INDOMABILE




“Sicuro. Voi soffrite di un caso complicato. 
Prima d tutto questa inquietante febbre di giustizia; 
e poi quel che è peggio ... 
voi siete sempre nel torbido delirio di un'adorazione; 
sempre dovete avere un oggetto da ammirare fuori di voi.”

(Henrik Ibsen,”L'anitra selvatica”)

Finire,certo, nelle mani lorde dell'Autorità - quale essa sia - eticomorale esecutiva,dai G.I.P o G.U.Pai loro cani da guardia e maiali vari, disposti appunto al giudizio e alla carcerazione (di qualsiasi forma stessimo parlando, da l'obbligo di firma al fine pena mai), senza nessuna distinzione tra colori e gradazioni cromatiche diverse di tonaca (per esperienza personale ho notato che la così detta toga Rossa, o come si vuol far credere, il Magistrato compagno, è assai peggiore, nella misura del suo credo ostinato e perverso verso il c.p.), è affare assai sgradevole per l'imputato; questo senso di sgradevolezza è percepibile a chi non sottostà al volere di chi che sia, e non rifugia le sue speranze nella giustizia costituita.
Uno dei sinonimi di speranza è Illusione, a sua volta, il sinononimo di quest'ultimo è apparenza. Quella situazione che si viene a presentare puntualmente in un aula di tribunale è mera apparenza; un fantasma tra quelli stirneriani che ha dalla sua anche il grottesco pirandelliano. Il Novatore si pronuncia in questo senso:
“...La vera Libertà un privilegio dei grandi despoti che dominano e dei grandi ribelli che non sanno ubbidire. Ma gli uni e gli altri sono fuori della legge e della regola,sono fuori della mediocrità.2

L'approccio manicheo della questione è inevitabile quando esistono due forze, contrapposte, di cui una vuole sopraffare l'altra.
Quanto può valere, e con quale diritto (parola sacra hai tempi d'oggi) un tribunale può poter decidere il corso e gli eventi della mia vita? Tema questo non di ultima scoperta; lo stesso già citato Novatore e Stirner, Nietzche, Ibsen e molti altri filosofi e poeti della sovranità dell'individuo hanno potuto arricchire l'argomento.
All'orizonte ci sono solo terre irridente.
L'individuo nella nebbia del potere popolare accresce la sua proiezione di forza in essa e ne denomina l'attributo di giustizia.
Come dicevo, l'individuo si crea un sistema di delega legittimata dalla propria incapacità di volere o di esigere qualcosa.

Ecco che, come scrive P.Porcu, la Morale e l'Etica e così lo Stato và creandosi a colpi di sentenze in tribunale...il nuovo Dio:

“Grazie all'industria del pentitismo e del giustizialismo si è giunti ad una inversione dei rapporti tra potere giudiziario e potere politico fino al configurarsi di una situazione di netta predominanza del primo sul secondo e per conseguenza su tutti gli altri.” [...] “Sarebbe bene, quindi,che tutti prendessero atto che si prospetta un governo definitivo sotto la tutela della magistratura, e che le scelte politico-istituzionali le faranno i giudici tramite la politica giudiziaria. Tutela che gode del consenso popolare, ha l'immagine di governo sancito dalla moralizzazione, e prospetta lo “Stato etico” interiorizzato nel buon cittadino, ligio e zelante verso tutte le leggi promulgate sottoforma di misure di prevenzione sociale atte a combattere ogni forma di opposizione alle regole da essi emanate.”
(da “Il governo dei giudici e la fine del garantismo” ,P.Porcu )

 “La sua compattezza è limite generatore di un orizonte: il codice penale come misura su cui si regge ogni ordine sociale. E due sono le forze che essa impiega per soffocare l'individuo: La legge e la morale.”
(da “Giustizia o Libertà”,P.Porcu)


Quasi in maniera profetica, ci ritroviamo in quel mondo che descrive P.Porcu con acutezza di analisi, basti pensare alla ristrutturazione del consenso verso lo Stato fatta in questi anni.
I processi etico-morali (quei processi che intaccano la reputazione comportamentale, privata e pubblica, dei soggetti politici) alla classe dirigente o a chi svolge attività istituzionali è il nuovo credo del popolo che illusioramente si crede sovrano.
Un credo, questo, promosso dal messia di turno R.Saviano e prima di lui i vari De Magistris e Di Pietro (nomi che mi fa schifo persino a scriverli), e tutta quella cricca di magistrati, politici, giornalisti, che fanno capo al codice penale. Che agenti politici conservatori e reazionari di destra e aggiungerei di sinistra abbiano a cuore il mantenimento dello status quo è cosa non nuova, in quel caso però si conosce bene il volto del nemico, altra cosa è invece la propaganda mossa da i nuovi predicatori, che solo gli ingenui credono come alleati.
Questi nuovi profeti si spacciano a furor di popolo come portatori di innovazioni e come vaccino al virus della corruzione dell'uomo di potere e della sua inadeguatezza a svolgere tale compito; risulta facile affermare per costoro che non è la legge il male (per loro anzi è l'unica cosa vera) ma l'uso arbitrario e il non uso in tal casi di quest'ultima. Come affermavo sopra, ingenuo è chi pende da queste affermazioni di uguaglianza e di rigore verso la legge.

“[...]Questa promessa era una menzogna, e noi lo sappiamo:ma a quell'epoca era un progresso, un omaggio reso alla verità. E perciò quando i salvatori della borghesia minacciata, i Robespierre e i Danton, basandosi sugli scritti dei filosofi borghesi, i Rousseau e i Voltaire, proclamarono “il rispetto della legge,uguale per tutti”, -il popolo, il cui slancio rivoluzionario cominciava già ad affievolirsi contro un nemico sempre più solidamente organizzato, accettò il compromesso. Egli piegò il collo sotto il giogo della Legge, per salvarsi dall'arbitrio del signore.”

“[...]Ed è riuscita tanto nel suo intento che oggi stesso assistiamo a questo fatto esacrabile: quando al risvegliarsi dello spirito critico gli uomini vogliono essere liberi,cominciano a chiedere ai loro padroni di proteggerli meglio, modificando le leggi create dai padroni stessi.
Ma i tempi e le coscienze da un secolo sono cambiate;e dappertutto si trovano dei ribelli che non vogliono più ubbidire alla legge senza sapere di dove essa viene, quale è la sua utilità,di dove deriva l'obbligazione di obbedire ed il rispetto che si ha per essa. La rivoluzione che si matura è una “rivoluzione” e non una semplice sommossa,appunto perchè i ribelli dei nostri tempi sottomettono alla loro critica tutte le basi della società, venerata sinora,e primo fra le altre,questo feticcio, - la Legge.”
(da “La legge e l'autorità”,P.Kropotkin)

Se potesse vedere il rivoluzionario russo quanta strada è stata fatta a proposito!
Neanche un sol passo per quella “rivoluzione”!
Non bisognerebbe neanche aggiungere che è un gioco fatto tutto da parole chiave, come legalità (applaudita da tutti gli schieramenti politici) e politica del fare, ma soprattutto galera, galera democratica ...ma Galera.
Due poteri e due nomi per la stessa persona, lo Stato.
Il potere politico emana le leggi, e il potere giudiziario le attua, questo è quello che fin'ora è stato. Le parti,ora,si sono invertite: ”il potere giudiziario è incaricato di fare la legge, il potere politico è incaricato di attuarla”.
Il politico di turno al governo in quanto proiezione del cittadino modello, deve santificare la sua posizione, nella maniera in cui se non lo facesse perderebbe di credibilità l'intero assetto Istituzionale Statale di consenso e rappresentanza.
Ecco che nella critica anarchica, che nel momento di crisi statale trova materiale per avvalorare le sue tesi, vede intromettersi il nuovo credo popolare: ”appoggiare i giudici che riporteranno l'ordine dove l'ordine “è venuto a mancare”.
Riformismo, merdosissimo riformismo che non ha nulla a che vedere con l'individuo anarchico.
Lo Stato getta le basi per il suo dominio;
Riporto ora, sotto,uno stralcio epistolare tra me e un compagno del catanese, in risposta a metodi di lotta legale:


“Come ti dicevo...parlare di difesa legale è già scendere a patti con il nemico.
Ragionamento radicale è invece porre un anarchico nelle due uniche scelte:
Omerta totale (nessun rapporto con la legge)
Contraddizione nell'anarchismo (qualsiasi modo "LEGALE" per non finire dentro)

è lontano l'anarchismo fatto da anarchici che accolgono l'evasione come metodo di lotta contro la prigione. Ora (seppur ognuno ha la sua libera scelta) si consiglia la via legale - dei cosi dettì compagni AVVOCATI - che faranno di tutto (quello che è scritto sul codice penale) per tirare i compagni fuori dalla galera. E con questa pratica vorrebbero pure un bel Grazie! (accompagnato dalla "donazione" di svariate centinaia di euro). Come dissi ad una delle guardie che mi arrestavano e che per pietà cristiana mi "faceva il favore di non mettermi le manette":
"non fare complimenti...mettimi quelle manette...non ti consiglio di lasciarmi a mani libere... e poi non devo dire grazie a nessuno!".

La solidarietà a mio avviso non è donare quei due o quattro cento euro per le spese legali*. Come ti dicevo quello è un metodo da colletta per i poveri. La solidarietà è colpire chi ha arrestato il compagno, o farlo evadere dalla detenzione, o nasconderlo in caso di latitanza.
Il resto è voler ficcare delle pratiche cristiane nell'anarchismo per così poter senza timore affermarsi rivoluzionari.“3

Per chi si auto-definisce anarchico, quanto sopra scritto, è il metodo a mio avviso più coerente per risolvere il problema giudiziario. Che dire però quando anche un'autorevolezza dell'anarchismo come M.Bakunin si inchinò verbalmente allo Zar di tutte le russie – suo acerrimo nemico – con lettere di grazia per la sua condanna?4
Sento già le voci contrarie a questa affermazione,”Meglio fuori che dentro!” - che banalità, e questo sarebbe un buon motivo? - oppure “lo ha fatto per poi evadere dalla Siberia” - quest'affermazione è già più interessante in quanto poneva un metodo che non prevedeva la costante sudditanza morale appena uscito dalla prigionia, ma era invece un mezzo per rimarcare tramite evasione la costante illegalità: ”la Latitanza”.
Cosa differente ai giorni nostri però.
Chi, un compagno, scriverebbe una lettera di grazia - o anche semplicemente uno sconto di pena – al presidente della repubblica verrebbe tacciato giustamente come un infame, perchè sarebbe  evidente – lo spero – l'incompatibilità fra i due ruoli che entrano in relazione.

Eppure se si utilizza la teoria del “meglio fuori che dentro” che male ci sarebbe?
E' un esempio troppo estremo? Chi riesce a trovare la differenza tra una lettera di grazia e farsi rappresentare da un avvocato è un vero campione del compromesso; anzi la differenza c'è, è che almeno uno dei due non è ipocrita.
Nella Russia di M.Bakunin la massima autorità era lo Zar, un ragionamento superficiale porterebbe alla rapida conclusione che la massima autorità-morale, sia nella democrazia, il presidente della Repubblica.
Ecco qui l'errore!
Come abbiamo analizzato poco sopra l'autorità morale-esecutiva si trova nelle aule di tribunale; esagero dicendo che chiedere o riporre fiducia nei tribunali è come mandare una lettera allo zar di Russia?.
Nei tempi dove la Chiesa di Roma era la padrona, nel senso che governava apertamente, l'unico modo per uscire indenne da un processo con capi d'accusa “gravi” come l'omicidio e tutte le diverse pratiche correlate era riconoscere l'autorità della Chiesa e delle sue leggi emanate per volontà di Dio in Cristo. Quindi essere devoti era come avere la tessera di partito in tempo di regime.
Quanti delle nostre conoscenze dichiaratamente “rivoluzionarie” si sarebbero poste a questo espediente per “restare fuori invece che dentro (in quel caso nel sepolcro)”?
Non stò affermando che tutto il movimento e le individualità anarchiche non abbiano la loro integrità, ma voglio far notare quanto alcune pratiche consolidate dal movimento anarchico siano delle infiltrate che nulla hanno a che vedere con la distruzione del dominio, anzi, consolidano quest'ultimo dandogli quella credibilità che basta per permettere ad una critica anarchica di fallire. L'integrità di cui parlo è appunto rara...troppo rara. (Da non leggere come di chi spara sentenza da un pulpito, ma con consapevolezza delle difficoltà che comportano queste scelte, da leggere, in senso autocritico)

Cerbero

1 Giudice Indagini Preliminari,Giudice Udienza Preliminare
2 Il corsivo è mio
3 aggiungo ora:”Questa pratica è attribuibile solo nella coerenza del compromesso,e non nella coerenza anarchica. In quanto non risolve il problema ma lo addolcisce superficialmente,mentre nel complesso aumenta il consenso alla legge scritta,il c.p.”
4 Michail Bakunin,Confessione;Edizioni La Fiaccola.


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