sabato 1 dicembre 2012

IL MIO ANARCHISMO




Tempo fa in un numero di “U.N.” è apparsa una polemica tra i compagni Enzo Martucci e Malatesta. L’argomento era sull’individualismo. Chi scrive conce­pisce l’anarchismo da un punto di vista individualistico e perciò interloquisce.

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E subito dichiaro che non sono d’accordo nemmeno col Martucci. Per esempio ove sostiene: «se vi sono de­gli individui che per soddisfare i propri bisogni debbono cooperare con gli altri, vi sono pure dei forti che bastano a se stessi per la conservazione e lo sviluppo della propria personalità». Io questo, ripeto, non lo credo. Per carattere e temperamento io credo di essere uno di quelli che cerca di bastare il più possibile a se stesso. Ma non ci riesco. I bisogni materiali della vita sono così molteplici che di qualche cosa ho bisogno anche da parte di altri.
E i bisogni morali? Le soddisfazioni intellettuali e di svago? Se mi piacesse, per caso, di fare all’amore con una o più donne? Se volessi andare a teatro? Se volessi fare una gita in aeroplano? E poi, quando tutte queste cose le potessi fare, ma non avessi il desiderio di farle da per me? Il mio io soddisfatto, dove rimane?
Per me la logica del mio io è che lo preservi dalle preoccupazioni per gli altri. I gregari od i generali per me non devono esistere, il contatto non mi conta nulla, io di loro me ne servo sempre anche quando material­mente invece servo loro. O è perché il mio concetto di schiavitù è così basso e volgare o perché il mio istinto di ribellione ancora non ha la forza di quelli che detesto e che mi ischiaviscono.
Però, io non concepisco nemmeno la realizzazione di un comunismo anarchico vagheggiato da Malatesta. Se la cosa rimane desiderio e aspirazione che tutti gli altri la facciano come ci starei a farla anch’io… questo sta bene. E forse qui siamo d’accordo, io — individualista… almeno credo — e Malatesta comunista. Ma per cosa la­mentava tempo fa il Malatesta stesso in un articolo che gli anarchici sono «troppo... poco organizzati»? Allora come si fa o scrivere come in questa polemica: «diciamo, e lo diciamo dubitativamente che un modo di vivere co­munistico risponderebbe, secondo noi, meglio ai bisogni materiali e morali degli individualisti ma non ci siamo mai sognati di voler imporre agli altri le nostre idee ed anche meno un modo concreto di vita?». Ma l’organizzazione che la reclamate a fare? Per abbattere i governi presenti e successivi ed effettuare l’espropriazione? Ciò è logico. Ma il comunismo non avverrà che per «la libera adesione degli uomini».
Io caro Malatesta anche se la forma di società comu­nista anarchica la posso considerare come la migliore… perché sarebbe quella degli angeli in contrapposizione a quella dei demoni di oggi, però non so se mi accon­tenterebbe e non so se sarebbe pratica. Ribattiamo un chiodo, forse arrugginito, è vero? E se volessi vivere senza produrvi niente? E se per istinto non volessi un po’ accondiscendere a convivere in una tale società? È vero, mi si può osservare: «e oggi cosa fai?». Se mi rendo forte mi ribello e la società mi colpisce colla… legge. Ma la società comunista con cosa mi colpirà?

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Però mi accorgo che divento l’anarchismo degli altri, e il mio? Io l’anarchismo lo concepisco dal lato della distruzione. In ciò consiste la sua logica aristocratica. La distruzione! ecco la reale bellezza dell’anarchismo. Tutto quello che mi ischiavisce, mi attristisce e reprime i miei desideri; io lo voglio distruggere e vorrei passare su queste cose rese cadaveri. I rimorsi, gli scrupoli, la coscienza sono cose distrutte dal mio spirito iconoclastico, se in me esistono e mi rendono suo schiavo non cristiano; e se io non le sento si vede che in me non esistono. Sì, la negazione iconoclastica è la più pratica.
O che quando domani avrete realizzata la vostra società comunista, che io vorrò accontentarmi di contemplarmi l’ombelico? Io no, ancora più in là, verso un’aspirazione migliore e con noi verreste tutti voi, o vaticinatori di oggi della società comunista di domani.
Le masse? Ma quelle poi non concepiranno mai l’individuo!
Difatti, è il singolo che fa le segrete grandi che non sono nemmeno concepite da chi le gode e le sfrutta, è la volontà singola dell’individuo che accelera il progresso, è l’individuo che emerge e domina, la grande massa è mediocrità, è strame, è pasto dei desideri famelici dei governanti e dei politicanti. È il solo nichilista che schianta ed abbatte tutti i poteri, è l’iconoclasta che colla negazione distrugge tutti i credo assurdi. Nella ricostruzione nulla vi può essere di realmente libero. E perciò tutto quanto non è libero e distruttore non è anarchico. La filosofia distruttrice di Stirner è innegabilmente più reale della ricostruzione, anche se matematica, di Kropotkin.

Armando Diluvi

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